Potenti percussioni orientali a Firenze

Firenze, teatro Verdi 15 maggio 2009 ore 20:45. Una delle manifestrazioni artistiche più spettacolari: i tamburi taiko di diverse dimensioni, un esercizio che sembra quasi un'arte marziale tanto che è intrisa di disciplina e forma.

La formazione nasce nel 1971, sul'isola di Sado, per iniziativa di un drappello di giovani desiderosi di studiare e promuovere con rigore la musica tradizionale giapponese.
Fin dall'inizio, punto di riferimento era il taiko, ovvero il tamburo, di vari formati, destinato a condividere con l'elemento umano il ruolo di protagonista sul palcoscenico.
Non si tratta di semplice percussione, in quanto i musicisti sono quasi intenti a mettere in atto una sorta di figurazione teatrale, una coreografia del corpo dove coordinazione e pefezione rendono la semplice percussione di un tamburo qualcosa di più di un semplice suono.

FOTO DEL TEATRO

La tourneè a cui ho assistito è la Ekkyo: oltre i confini e vengono mescolate danza, elementi vocali e strumentali, maschili e femmili, tutto passante attraverso il vibrante e potete suono del taiko.
Nell'antico linguaggio giapponese Kodò ha due significati: il primo è "battito del cuore" e del suo suono vitale così come può essere percepito dal bambino nel grembo materno; il secondo è "bambino del tamburo" ed allude alla volotntà di Kodò di suonare con la semplicità e l'animo puro di un fanciullo.

Qui di seguito un filmato trovato su youtube che è molto simile alla performance di chiusura vista a Firenze.



E questa è la presentazione del gruppo



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Il palinsesto dello spettacolo (info prese sulla brochure ufficiale Kodò rilasciata all'inizio dello spettacolo):

Lion
Il brano è basato sulla danza tradizionale Kanatsury Yanagawa Shishi Odori. Questa danza è caratterizzata dall'uso di sottili bacchette per percuotere un tamburo allacciato all'altezza della vita, mentre i performer contemporaneamente cantano e ballano.
Shishi in giapponese descrive gli animali feroci e il performer vestendosi come in uno di questi animali dimostra stima e rispetto per la vita e la natura.

Infatti 3 performer erano vestiti in modo curioso con lunghissime stecche piumate dietro la schiena che percuotevano inchinandosi in avanti.

Kiyari
Kiyari è un tipo di canzone popolare che viene intonata per coordinare il lavoro mentre si spostano oggetti pesanti come rocce, grandi alberi o carri allegorici. Un cantante guida il canto e gli altri lavoratori rispondono all'unisono. Esistono varie versioni di questa canzone in varie zone del Giappone. Kiyari è cantato durante una festa religiosa che si tiene su una delle sette isole vulcaniche di Izu, a sud di Tokyo, per accompagnare la processione del reliquiario e lo sforzo di chi lo trasporta.


Miyake
Sull'isola di Miyake si svolge una festa incentrata su questo caratteristico genere di percussioni. I tamburi sono posati a terra e per essere suonati richiedono un grande sorzo. Sull'isola viene utilizzato un unico tamburo e le persone si alternano per suonarlo. Usando tre tamburi, e nel rispetto della tradizione, Kodò propone un arrangiamento dinamico e sincronizzato con intensi e potenti assoli, aggiungendo nuova musicalità al brando tradizionale.

Jang-Gwara
I cimbali di metallo, originari della zona che va dal Medio Oriente fino all'Asia, furono introdotti in Giappone nel primo periodo del buddismo come strumenti musicali nelle cerimonie religiose. Oggi sono utilizzati come accompagnamento durante le festività. In questo brano, cinque musicisti usano diverse tecniche per evocare la gamma di ritmi e suoni che si possono produrre con questo antico strumento.

Nello spettacolo fiorentino questa performance è stata strutturanta con un divertente gioco che ricordava molto "1...2...3... STELLA!", suscitando l'ilarità nel pubblico.
Giusto per avere un'idea, datevi uno sguardo a questo filmato: stessa performance ma con un "gioco" diverso!


Yae-no Furyu
Le origini di questo brano derivano da uno stile di danza conosciuto come Janaga-Nenbutsu dell'area intorno alla città di Iwaki nella prefettura di Fukushima. Questo ballo viene eseguito per commemorare i defunti durante le festività di fine estate, note come Obon. Nelle feste tradizionali i danzatori sono solo uomini, mentre nella versione Kodò tre donne vestite con il kimono danzano in modo aggraziato e conturbante.

Questa è stata la performance del primo tempo meno coinvolgente, in quanto è stato dato più spazio alla danza delle tre donne (che, a mio parere di conturbante non avevano poi molto) piuttosto che alle percussioni.

Kagura
Kagura genericamente significa musica e danza sacra eseguita alle veglie. Storicamente queste arti non erano un semplice intrattenimento, ma avevano il ruolo di far dialogare gli uomini con la natura e gli dei. Eseguito su una composizione originale di Kodò, questa danza solo femminile trae ispirazione da varie danze regionali e conserva una parte di improvvisazione.

Una danza tradizionale e in quanto tale interessante, ma molto lontana dal livello di apprezzamento medio di un occidentale.

Toyatou
Questo è stato un nuovo brano che ha debuttato in questa tourneè. E' caratterizzato da un ritmo particolare nel suono del taiko e da energiche grida. Il titolo deriva da un tradizionale grido di incoraggiamento.

***intervallo***

Nishimonai
Questa danza è eseguita durante la festa estiva di Obon che si tiene nella prefettura di Akita; un gran numero di persone che danzano in cerchio su una musica vivace e ritmata. L'arrangiamento di Kodò è caratterizzato da una solitaria danza femminile e con l'accompagnamento di un dolce kokyu (violino cinese) e di un flauto di bamboo.

L'inizio è stato un po' sottotono... anche se molto particolare

Monochrome
Accostando strutture ritmiche ed alre altamente irregolari, Monochrome si sviluppa a spirale in un vibrante climax. L'ascoltatore può interpretare i suoni come quello dell'avvicendarsi delle stagioni o addirittura dell'avanzare della vita stessa. L'ambizioso andamento espande maestosamente le gradazioni e la forza espressiva del tamburo Shime-daiko.

Kumo-no Namiji
Kumo-no Namiji letteralmente significa "rotta marina attraverso le nuvole". Questa canzone deriva da una canzone popolare Kiyari nella quale è evidente il profondo e radicato senso di rispettoper la natura del popolo giapponese. L'enorme tamburo O-daiko rappresenta lo spirito divino e Kumo-no Namiji esprime la speranza che il suono del tamburo si estenda nel cielo come un sentiero tra le nuvole.

O-daiko
La tradizione vuole che i bambini dopo aver udito il tonante suono dell'O-daiko cadano in un sonno pacifico. I potenti suono dell'O-daiko infondono una profonda tranquillità. L'arrangiamento è semplice. Un percussionista da un lato batte un ritmo di base mentre il musicista principale improvvisa liberamente. Il Miya-daiko (tamburo del tempio) usato nello spettacolo era intagliato in un solo tronco, con un diametro di circa 120 cm e pesante 360 chili.

La registrazione non è delle migliori, ma guardate qua per avere un'idea di come si suono l'O-daiko!




Yata-bayashi
Ogni anno il 3 dicembre nella prefettura di Saitama si tiene una festa che dura tutta la notte durante la quale Yatai (carri) decorati sono spinti di villaggio in villaggio. Durante la festa il tamburo è suonato senza sosta da diversi percussionisti che si alternano. La versione Kodò del Yatai-bayashi è suonata da uno speciale ensemble che utilizza tre tamburi principali a un ritmo più veloce, rendendo il brano unico.