TAKERU - © Buichi Terasawa

 

 

.. dal mangaka giudicato dallo stile più occidentale...

   L'autore, Buichi Terasawa (noto ai piu' per Goku, Midnight Eye, e Cobra) si spira, per le proprie produzioni a molti autori di fumetti, da Disney a Tezuka (con il quale ha lavorato insieme per diversi anni). Per lui lavorare ad un fumetto, ad un cartone o un videogioco è esattamente la stessa cosa: non gli pone assolutamente alcun problema passare da un tipo di lavorazione all'altro. E questo ha portato l'autore a sperimentare nuovi metodi di lavorazione, ultimo dei quali è stato il massiccio utilizzo di computer per la creazione non solo di cartoni, ma anche di manga

 

 

... e il fumetto giapponese scoprì i segreti della computer grafica

   In effetti la prima cosa che colpisce chi sfoglia un volume di Takeru, è la particolarissima tecnica di disegno e colorazione usata: sembra di leggere un anime book (albi le cui vignette sono tratte direttamente dalla serie animata con l'aggiunta dei classici "baloon" o "nuvolette", ndr).
   Terasawa ha scelto l'uso del computer dopo la realizzazione dei personaggi a mano: prima il classico disegno su carta, poi la scannerizzazione e la colorazione.
   A giudizio strettamente personale questa tecnica è davvero accattivante: ho sempre amato gli anime book, dato che riuscivano a svegliare in me gli stessi ricordi che avevo mentre guardavo il cartone quindici o venti anni fa senza perdere nulla in fatto di "grafica estetica" (chi ha letto il fumetto pubblicato di recente di Jeeg Robot o di Star Blazers e lo confronta con il cartone forse capirà cosa intendo) e i colori utilizzati per la realizzazione di Takeru fanno davvero credere di essere all'interno di un'opera di animazione su carta.

 

... ques'uomo è molto più di un semplice ninja

   E ora passiamo all'analisi di quest'opera... Siamo un mondo fantasy-medieval-futuristico tanto caro alla produzione giapponese: mischiamo combattimenti con spade e lance con motorjet e androidi, con magia e demoni, spiriti e mistici: la sword and sorcery, la tradizione e la tecnologia diventano tutte l'una complementare dell'altra.

   Takeru, il cui nome è preso pari pari dalla mitologia giapponese, (Yamato-Takeru era l'eroe leggendario più famoso dell'epoca Keiko, circa 100 d.C., che con una spada leggendaria donatale da una dea, combattè i barbari) è un cacciatore di taglie, ma con un'abilità particolare: è un "haja", un uomo pugnale che ha la capacità di materializzare le parole. Per accendere un fuoco basta pronunciarne la parola e materializzare un kanji (ideogramma, ndr) che incendierà il bersaglio; per aprire una porta basta pronunciare la parola "aperto" e materializzare il relativo simbolo. Se qualcuno ha visto il bellissimo film "Storia di fantasmi cinesi", capirà cosa intendo se ha presente il vecchio monaco che scaccia gli spiriti con le scritte su carta di riso (colgo l'occasione per far sapere a tutti che la carta di riso e' un ottimo metodo contro gli spiriti orientali...).
   La tecnica dello spirito delle parole permette a Takeru di avere un grande potere: quando lancia le parole, queste passano dal piano dell'essenza a quello materiale ed essere usate come armi.

   Quest'abilità gli permette di andare alla ricerca dei più terribili fuorilegge. Solo per caso egli incontra la principessa nella capitale Yamato (altro nome tanto caro alla tradizione giapponese e, di riflesso, nella produzione mangofila) e assiste al rapimento da parte degli strani mostri fuoriusciti dall'ombra ai danni della regnante. E solo grazie a Takeru la principessa sarà salvata, tra l'altro senza riconoscenza, anzi,Takeru viene ritenuto un fuorilegge e arrestato. Non tarderà ad evadere, anche grazie all'aiuto del suo amico Bunbuku, uno scoiattolo simile ad una tartaruga, solo che al posto del carapace ha una specie di paiolo che, aprendolo, schiude il portale verso un mondo popolato da demoni.
   Colpito dalla bellezza della principessa, Takeru tornerà al palazzo reale, salvandola di nuovo da un attacco. Il nemico è la regina Himiko (altro nome che viene rispolverato dalle antiche leggende storiche nipponiche) che vive nel vicino vulcano. Takeru si offre di affrontare Himiko in cambio della mano della bella principessa.
    Inizia così l'avventura di Takeru nel regno di Himiko, contro i suoi scagnozzi e i suoi cacciatori oscuri: Genyosai, lugubre e capace di evocare dei piccoli mostri, Mashura, nano abile nella spada, Ogyokuka, dalle fruste taglienti come lame, il misterioso Ryouin.
Grazie anche all'aiuto della figlia del capo della famiglia del vento, un gruppo di ladri, Takeru troverà l'arma adatta per sconfiggere la regima Himiko.

... ci metti poco a innamorarti di una donna, tu!

   Il personaggio di Takeru è - scusate il gioco di parole - davvero un "personaggio"; è molto ben caratterizzato: menefreghista, amante delle belle donne, sempre pieno di risorse, a volte un po' goffo.
I suoi sensi sono ipersviluppati, sa usare la spada e ha il dono dello spirito delle parole. Non rappresenta l'eroe (o il supereroe) che tutto sa fare e che non sbaglia mai. Rimane anche lui in trappola nella biblioteca, rimane incastrato mentre spia i cattivi... e trova una grandiosa soluzione per sconfiggere il cattivo finale.

   Sembra davvero un personaggio uscito fuori da una serie e non soltanto rappresentato in quattro volumi che si leggono con molta facilità e poco tempo: dopo un po' sembra di conoscerlo e di averlo già visto in tante altre avventure.
Gli manca il bastone allungabile... ma con i suoi atteggiamenti a volte un po' buffi (non scade mai nel demenziale, cosa che odio nei fumetti "seri") e il suo Bunbuku che si offre a fargli da mezzo di trasporto volante (avete presente la Nuvola D'oro - o Speedy che dir si voglia?) sembra proprio Goku, guarda caso anche quest'ultimo tanto caro alla tradizione giapponese.

... vieni con me all'inferno, Takeru!

   Non posso dire che è il tipo di fumetto che puo' piacere a tutti; già l'ambientazione è particolare e a non tutti piace: c'è chi preferisce il fantasy puro, senza venature cyberpunk o fantascientifiche tout court; la storia, nonostante abbia una serie di colpi di scena, può risultare "sterile" a chi non ama le storie alla Ninja Scroll; le donne sono rappresentate sempre e perennemente in body succinto e indiscutibilmente formose...
   Il tratto di disegno - come ho già detto - è particolarissimo: molto piacevole, accattivante, anche se in alcune immagini, non so se a causa della stampa sul formato scelto a suo tempo dalla Star Comics o altro, è sgranato, proprio come quando si compatta o si allarga troppo un'immagine al computer.
Nel complesso non posso che consigliare questa storia. Sono solo 4 volumi e il prezzo di copertina era abbastanza contenuto: solo 7.000 lire i primi tre (da 100 pagine), 8.000 il quarto (da 112 pagine)

 

 

...qual è il tuo nome ragazzo?
... Takeru. Takeru Ichimonji! Molto piacere!

 

 

I 4 albi della serie edizione Star Comics 1994

 

CSS Menu by OpenCube