
Come
tutti sappiamo il mondo nipponico è incredibilmente diverso
da quello occidentale: stili di vita, ideali, usanze. E difficle spesso
è per noi capirlo a fondo. Basta pensare alla fede cieca che
- almeno in passato - era usanza giurare al proprio "signore"
sia esso un daymio nell'epoca feudale per un samurai o l'imperatore
(e con lui l'impero) per un "kamikaze".
Troppo aliena per noi questa fede cieca che sorpassa il valore della
fiducia o dell'onestà, riconducendosi ad inquadrare il proprio
"signore" come unico valore e scopo di vita: perdere la
vita per lui non è doloroso; senza di lui la vita è
priva di significato (basti pensare alla storia del 49 ronin, i samurai
senza padrone che, dopo aver vendicato il proprio signore, si tolgono
tutti la vita).
Dopo questa breve
introduzione passo a parlare di un prodotto nipponico che è
arrivato qui da noi in edizione PlanetManga nella seconda metà
del 2001: "Poppoya - il ferroviere" di Jiro Asada
e Takum Nagayasu.
Albo di ottima fattura, con sovracopertina, 280 pagine disegnate con
un tratto perfetto e altamente realistico con le solite 10 pagine
iniziali a colori contiene due storie: la prima intitolata "Poppoya"
e la seconda - più corta in appendice e stranamente non menzionata
in copertina dal titolo "Love Letter".
La storia che dà
il titolo all'intero albo racconta la vita di un ferroviere il signor
Otomatsu, il signor Capostazione che ha interamente destinato la propria
vita a servire il suo signore, la "ferrovia" e la remota
stazione di Horomai sin da quando era giovane, ogni giorno accogliendo
l'unico treno che fa la spola tra il piccolo paese oramai svuotato
dalla fuga verso le grandi città e il centro più vicino.
La neve è l'unica a far compagnia al Signor Capostazione da
quando la moglie e la figlia sono morte: la piccola bambina, morta
ancora piccolissima quando Otomatsu era fermo, imperterrito ad accogliere
il treno in arrivo, sarà il fardello che l'anziano ferroviere
si porterà dentro sino al momento in cui andrà in pensione,
sino al momento in cui perderà lo status di ferroviere, sino
al momento in cui potrà piangere...
"Ormai
non ce la faccio più...In primavera, quando non sarò
più ferroviere, allora finalmente potrò piangere..."
Ma
la ferrovia, quel tratto di ferrovia, quella stazione, sono la vita
per Otomatsu, la vita di un ferroviere ligio al suo dovere, ligio
al suo padrone, ligio a quello in cui crede, ligio a quello in cui,
per tanti anni ha scandito la sua vita.
Accoglie il vecchio treno prossimo alla demolizione oramai vuoto con
lo stesso fervore e precisione con cui potrebbe accogliere un treno
ipermoderno nella stazione di Tokyo; anche se nessun passeggero sale
più sul quel treno in orari tardi di serate di inverno, la
stazione è pulita, ordinata, i binari, la banchina sono liberi
dalla copiosa neve che continua a cadere.
Ma solo quando Oto cesserà di essere un ferroviere potrà
dedicarsi a ciò che nel suo profondo ama: la sua famiglia che
non c'e' più...
"Ebbene,
perfino il giorno in cui sei morta tuo padre se ne stava sui binari
a spalare la neve! Sedeva a questa scrivania per compilare il suo
rapporto quotidiano! Il rapporto in cui diceva "Tutto normale"!"
"Non potevi fare altrimenti, papà. Perchè tu sei
un ferroviere."
E
così viene raccontato un piccolo spicchio della vita di un
uomo che ha dedicato la sua intera vita e il suo intero "io"
al suo signore, la ferrovia. Solo quando il suo vincolo di giuramento
verrà spezzato (è prossimo alla pensione) allora potrà
piangere e cercare un altro punto di riferimento per la sua esistenza...
Storia
profonda e commovente rafforzata dagli splendidi disegni in bianco
e nero sfumati. Dialoghi essenziali ma capaci di colpire il lettore.
Una lacrima a fine lettura è quasi d'obbligo.

" Restavo sul bordo del binario
fin dopo che il treno era sparito dalla vista. Finchè il suo
fischio rimaneva sospeso nell'aria, mantenevo la posizione di saluto.
In certi momenti della vita, un ferroviere usa il fischietto invece
di piangere... Sventola la bandiera invece di usare i pugni... Reprime
con forza le grida che gli sorgono dal petto... Questa è la
fatica dell'uomo della ferrovia."
LOVE LETTER
Due
parole volevo spenderle anche per "Love Letter" che non
viene menzionata nella copertina: è la storia di Pai Lan, una
ragazza cinese che, pur di venire a lavorare in giappone, si "fa
sposare" a Goro Takano, un ragazzo che vive di espedienti anche
illegali. Del falso matrimonio Goro si è interessato solo per
soldi, non conoscendo neppure Pai Lan e, addirittura dimenticandosene
sino al momento in cui viene chiamato dalla polizia perchè
sua moglie è morta per problemi di salute dovuti alla professione
che la mafia locale le ha procurato: prostituzione.
Pai Lan lascia in eredità
a Goro una lettera: le uniche parole che Pai Lan ha potuto rivolgere
a Goro suscitano nel ragazzo una profonda crisi di coscienza; parole
dette con sincerità, in punto di morte su un letto di ospedale;
parole rivolte all'unica persona a cui vuole bene, suo marito, che
ringrazia per averle dato la possibilità di venire in Giappone
spodandola.
Ma la vera eredità che Pai Lan lascia al marito mai conosciuto
è un sentimento profondo che accompagnerà Goro per il
resto della vita...

"Ti
amo da morire. Ti amo più di chiunque altro al mondo. Ora non
sento più nè dolore nè tristezza, nè paura.
Piango pensando a te. Piango guardando la tua foto, come faccio ogni
sera al momento della buonanotte. Succede ogni volta: guardo la tua
foto, tesoro, è mi sgorgano le lacrime. Non piango per l'amore
o la tristezza. Piango per la gratitudine. Mi spiace di non poterti
regalare niente. Soltanto queste parole. Scusa per la brutta grafia.
Ti amo da profondo del cuore. Più di chiunque altro al mondo.
Goro, Goro, Goro. Arrivederci."
Anche
in "Love Letter" i disegni sono curatissimi e la storia
segue veloce quasi fosse accompagnata da una colonna sonora - triste
- che fa da atmosfera. Se per Poppoya avete versato una lacrima, per
"Love Letter" potreste versarne due..
.Nel
complesso un albo che vale davvero l'alto prezzo di copertina: ben
12,34 Euro.